venerdì 7 maggio 2021

STOP AI BREVETTI. VACCINI PER TUTTI.

 Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a poco più di 100 giorni dal suo insediamento ha preso una posizione netta nella lotta al coronavirus. L’ex vice di Obama, ora padrone della Casa Bianca, ha annunciato di essere favorevole alla sospensione dei brevetti per i vaccini. Gli Stati Uniti, quindi, sono pronti a una produzione di massa senza vincoli legati alla proprietà intellettuale. Ma cosa significa e perché è stata presa questa decisione proprio adesso?

Vaccini, stop ai brevetti: che cosa significa

L’Oms, più o meno tutti i governanti dei Paesi occidentali (ma non solo), hanno accolto con favore la posizione di Joe Biden. Il motivo che ha spinto il presidente degli Stati Uniti a sospendere i brevetti è quello di sconfiggere il Covid il prima possibile. Senza il vincolo della proprietà intellettuale, infatti, ciascuna azienda farmaceutica potrà produrre i vaccini già approvati, abbattendo i tempi legati alle future produzioni e consegne.

In aggiunta, si tratta di una decisione presa mentre il contagio è esploso in India, dove vivono oltre 1 miliardo di persone. Una pandemia con un serbatoio del genere difficilmente potrebbe arrestarsi nei prossimi mesi se non controllata: permettere anche ai Paesi in via di sviluppo di produrre vaccini per loro stessi, senza dover aspettare interventi assistenzialisti, dovrebbe accelerare la fine del Covid.

Vaccini, stop ai brevetti: i politici a favore in Europa

L’Unione europea ha immediatamente plaudito al gesto di Biden. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si è detta pronta a discutere qualsiasi proposta che garantisca di uscire dalla crisi in modo efficace. Stessa posizione del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che ha posto l’accento sull’obiettivo: accelerare il processo di vaccinazione a livello mondiale.

In Italia, il ministro della Salute e quello degli Esteri, rispettivamente Roberto Speranza e Luigi Di Maio, hanno parlato di scelta coraggiosa e di svolta. Pronti a discutere della sospensione dei brevetti anche la Germania e la FranciaMa c’è anche chi non è d’accordo.

Vaccini, stop ai brevetti: cosa ne pensano le aziende farmaceutiche

La Federazione internazionale delle aziende farmaceutiche, con sede a Ginevra, si è scagliata contro la decisione degli Stati Uniti di sospendere i brevetti dei vaccini anti-Covid. Le case farmaceutiche mondiali hanno sottolineato di essere in linea con l’obiettivo che i vaccini siano distribuiti a tutti rapidamente: secondo loro, una sospensione dei brevetti sarebbe una “risposta semplice, ma sbagliata, a un problema complesso”.

BioNTech, per esempio, ha rilasciato un comunicato in cui ha spiegato che i brevetti non sono il fattore che limita la produzione del suo vaccino. Posizione ribadita anche da Pfizer, attraverso l’amministratore delegato Albert Bourla. La scelta di Biden e le reazioni europee hanno portato i titoli di ModernaPfizer e Novavax a perdere quota in Borsa (AstraZeneca meno perché non solo produce, ma distribuisce senza profitto).

giovedì 24 dicembre 2020

COVID 19. COME SI CURA, SINTOMI, TEST.

 Oltre a essere stato il primo Paese europeo a essere toccato dal Covid-19, l’Italia è stato anche uno dei più colpiti nel mondo dalla malattia provocata dal nuovo coronavirus (Sars-CoV-2). Cinque mesi dopo il riscontro dei primi casi riguardanti i nostri connazionali, lo scenario è più chiaro rispetto all’avvento della pandemia. Sul piano preventivo (vaccino) e terapeutico (farmaci), le notizie più attese sono di là da venire. Ma grazie al lavoro di medici e scienziati, abbiamo tante informazioni in più su questa malattia. Le abbiamo riassunte in questo abbecedario utile per conoscere meglio le caratteristiche dell'emergenza sanitaria in corso e per garantire qualche elemento di prevenzione in più in caso di una nuova ondata di contagi.


 

Che cosa sono i Coronavirus?

coronavirus sono una famiglia di virus che causa infezioni negli esseri umani e in vari animali, tra cui uccelli e mammiferi come cammelli, gatti, pipistrelli. Sono molto diffusi in natura e possono causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Il Sars-CoV-2 sarebbe passato dai pipistrelli all’uomo, non si sa però se utilizzando un altro animale come ospite intermedio.

 

Come ci si può ammalare di Covid-19?

La malattia si sviluppa nelle persone contagiate dal virus respiratorio Sars CoV-2. La principale modalità di trasmissione è rappresentata dalle goccioline del respiro (droplets) delle persone infette, all’interno delle quali può annidarsi il virus. Una persona può entrare a contatto con il droplet tramite la saliva (attraverso un bacio, un colpo di tosse o uno starnuto ravvicinato) o portando mani contaminate (non ancora lavate) a contatto con la bocca, il naso o gli occhi. Diversi studi hanno rilevato la presenza del virus anche nelle lacrime e nelle feci, ma al momento non risultano casi di contagio avvenuti attraverso queste fonti.

 

Quali sono i sintomi del Covid-19?

I sintomi più frequenti del Covid-19 sono la tosse, la febbre, il mal di gola, la spossatezza, il naso che cola e la comparsa di difficoltà respiratorie. Molti pazienti hanno però segnalato altre possibili manifestazioni della malattia: la perdita dell’olfatto e del gusto, la congiuntivite, la diarrea. Di fronte a queste manifestazioni, occorre contattare sempre il proprio medico per confermare o escludere la diagnosi di Covid-19.

 

Come avviene la diagnosi?

L’unico modo per capire se si è contratta l’infezione da coronavirus è sottoporsi al tampone faringeo. Il test, riservato a coloro che presentano i sintomi citati, consiste nel prelievo delle mucose del naso e della faringe. Il campione, una volta sigillato, viene inviato in un laboratorio di microbiologia, per essere sottoposto a una procedura (PCR) che permette di amplificare il virus e individuare così i casi positivi.

 

Come ci si può proteggere dal contagio?

Il frequente lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Per essere certi di aver eventualmente eliminato il coronavirus dalle superfici delle mani, occorre lavarle con acqua e sapone per almeno venti secondi. Se si è fuori di casa e non si ha modo di lavarle frequentemente (passaggio fondamentale anche dopo il contatto con oggetti e superfici potenzialmente contaminati), è possibile utilizzare un disinfettante per mani a base di alcol al 60 per cento. Fondamentale è anche evitare il contatto ravvicinato (1-2 metri, a seconda che si sia all’aperto o al chiuso) con persone non conviventi. Per la stessa ragione, meglio evitare gli abbracci, le strette di mano e l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri.

 

Si può contrarre l’infezione da una persona apparentemente sana?

Anche se i dati scientifici dimostrano che il virus viene trasmesso in prevalenza da persone con sintomi e che la diffusione è più elevata entro i primi tre giorni dal loro esordio, le persone infette possono essere contagiose già nelle 24-48 ore che seguono l’infezione e in cui i sintomi specifici non si sono ancora manifestati. Ovvero: nel periodo di incubazione, stimato tra 2 e 14 giorni (con un picco tra i giorni 5 e 7). Pertanto è possibile che le persone colpite da Covid-19 possano trasmettere il virus anche nella fase pre-sintomatica. A ciò occorre aggiungere che vi sono casi di persone rimaste sempre asintomatiche, che hanno scoperto di avere avuto la malattia soltanto dopo aver effettuato un test sierologico.

 


A cosa servono i test sierologici? 

A differenza del tampone, esame di laboratorio che serve per individuare la presenza del coronavirus all'interno delle mucose respiratorie, i test sierologici servono ad individuare tutte quelle persone che sono entrate in contatto con il virus. Dunque, mentre il primo fornisce un'istantanea sull'infezione, i secondi «raccontano» la storia della malattia. Attraverso i test sierologici è possibile individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus. Un test positivo necessita di essere sempre seguito dal tampone nasofaringeo, per valutare se l'infezione è ancora in atto o se gli anticorpi rilevati siano soltanto il «segnale» del passaggio del virus dal nostro corpo. 

 


Si può dire che il Sars-CoV-2 si sia indebolito rispetto a quello circolante tra febbraio e aprile?

Il Sars-Cov2, come tutti i coronavirus, dal punto di vista biologico si caratterizza per cambiare molto poco nel tempo. Questa caratteristica è dovuta a un enzima particolare che si chiama «correttore di bozze», che controlla la variabilità durante la replicazione del virus. Questo enzima differenzia i coronavirus dagli altri virus a Rna, come per esempio l'HIV e l'HCV, che mostrano invece un’alta variabilità. In altri termini, possiamo affermare che tutti i virus evolvono, così come ogni essere vivente. Ma i tempi di evoluzione di un coronavirus sono molto più lenti degli altri. Ragion per cui è molto difficile pensare che il Coronavirus possa modificare la sua capacità replicativa o la sua virulenza nell’arco di pochi mesi. L’idea che Sars-CoV-2 oggi faccia meno vittime in quanto più «debole» non è sostenuta da evidenze scientifiche. Molto più probabile invece che la malattia abbia perso aggressività in virtù della ridotta circolazione virale determinata dal lockdown e dalla conseguente capacità di intervenire in tempi rapidi su un numero inferiore di pazienti.

 

 

Una volta fatti i conti col Covid-19, si può essere certi di non ammalarsi più in futuro? 

Questa domanda è ancora priva di una risposta. Da studi internazionali si sa che i guariti sviluppano anticorpi neutralizzanti, che poi sono presenti nel sangue dei convalescenti usato a scopo terapeutico. Quello che ancora non si conosce è per quanto tempo duri l'efficacia di questi anticorpi. C'è anche un altro aspetto da considerare: per quello che è stato osservato finora, non tutte le persone che si infettano sviluppano lo stesso quantitativo di anticorpi neutralizzanti. Per questa ragione è ancora troppo presto per dire che tipo di immunità conferisca l'infezione da Sars-Cov-2. Inoltre non si sa ancora se il virus possa mutare, come accade a quello dell’influenza. In tal caso, l’immunità acquisita verrebbe persa di volta in volta (con ogni mutazione). La durata dell’immunità potrebbe inoltre dipendere dal tipo di infezione avuta (asintomatica, lieve, severa).

 

 

Perché di Covid-19 si può anche morire?

La maggior parte dei casi confermati - soprattutto i bambini e i giovani adulti - sembra avere una malattia lieve e con un decorso lento. Circa il 20 per cento dei contagi progredisce invece verso una forma più grave: caratterizzata da una polmonite bilaterale, che può generare un’insufficienza respiratoria grave, se non anche quella di altri organi (a partire dai reni). I pazienti deceduti con il Covid-19 avevano queste caratteristiche cliniche ed erano perlopiù anziani (oltre il 96 per cento erano over 60) e uomini (60 per cento). 

 

Come si cura il Covid-19?

Al momento, non c’è una terapia specifica per il Covid-19. I medici, in questi mesi, hanno fatto ricorso a farmaci sintomatici per i casi più lievi. Mentre nei pazienti più gravi sono stati utilizzati farmaci disponibili per altre condizioni. Nello specifico: antivirali, antimalarici, immunosoppressori, anticorpi specifici (plasmaterapia) e anticoagulanti. Molti di questi trattamenti sono stati inseriti in protocolli sperimentali, i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi.

giovedì 7 novembre 2019

ILVA. UN CASO TUTTO ITALIANO

La più grande azienda siderurgica d'Europa. Quindici milioni di metri quadrati di superficie nella zona Tamburi di Taranto progettati per ospitare il futuro dell'industria del ferro: nasce sotto questi auspici quella che sarebbe diventata l'ILVA di Taranto.

In principio era Italsider

E' il 1961 e le Acciaierie di Cornigliano si fondono con l'ILVA - Alti Forni e Acciaierie d'Italia dando vita a Italsider - Alti Forni e Acciaierie Riunite ILVA e Cornigliano che diventerà  Italsider nel 1964.
E' una proprietà pubblica che vuole costruire il più grande polo industriale del sud Italia. Viene inaugurato così nel 1965 lo stabilimento Italisider di Taranto. In breve tempo la fabbrica pugliese diventa il più grande e importante stabilimento di ferro e acciaio d'Europa, il serbatorio che rifornisce non solo il ricco nord Italia, ma mezzo vecchio continente. Dà lavoro, crea ricchezza e occupazione ed è uno dei fiori all'occhiello dell'Italia del boom economico.

La privatizzazione: arrivano i Riva

Poi arriva la grande crisi degli anni '80. Italsider viene acquisita nel maggio del 1995 dal gruppo Riva, fondato nel 1954 da Emilio con il fratello Adriano e assume il nome attuale di Ilva. Si tratta di una privatizzazione (iniziata sotto il governo Dini) da 2.500 miliardi di lire per una società la cui valutazione era stata fatta nei termini dei 4.000 miliardi. Si parla di "svendita dell'Ilva" e si grida allo scandalo e all'inciucio.
Ai Riva sarebbe spettato il difficile compito di rilanciare l'Ilva, ma proprio in quegli anni iniziano a emergere i primi legami tra l'impatto ambientale del polo siderurgico e l'impressionante numero di casi di tumore (spesso infantile) di abitanti nella zona. 

Il sequestro

Nel 2012 la magistratura tarantina dispone il sequestro dell’acciaieria per "gravi violazioni ambientali". Indagati tutti i vertici dell'azienda e i presidenti Emilio Riva (in carica fino al 2010) e il figlio Nicola.
L'azienda viene definita dai giudici "fabbrica di malattia e morte" e l'eco dello scandalo dell'Ilva di Taranto inizia a essere conosciuto a livello mondiale. I periti nominati della Procura di Taranto hanno calcolato che in sette anni sarebbero morte 11.550 persone a causa delle emissioni, in particolare per cause cardiovascolari e respiratorie
All'ILVA, allora, lavoravano 12.859 persone, più tutti coloro che erano coinvolti dall'indotto della fabbrica. Per tutelare lavoro e produzione industriale il Governo (a palazzo Chigi sedeva Mario Monti) decide di non chiudere lo stabilimento ma di emettere un decreto che autorizzi la prosecuzione della produzione.

Il commissariamento

A maggio 2013 il gip Patrizia Todisco dispone un maxi-sequestro da 8 miliardi di euro sui beni e sui conti del gruppo Riva, denaro che sarebbe frutto dei mancati investimenti della famiglia Riva in tema di tutela ambientale.
Alla fine dell'anno, però, il maxi sequestro viene annullato dalla Corte di Cassazione e i Riva lasciano il CdAIl Governo decide di commissariare l'azienda. Il primo commissario nominato è Enrico Bondi, poi affiancato da Edo Ronchi. Un anno dopo i due vengono sostituiti da Piero Gnudi e Corrado Carrubba.
A gennaio 2015 l'azienda, con un'altra legge firmata ad hoc dall'allora governo Renzi, passa in amministrazione straordinaria e i commissari diventano tre: a Gnudi e Carrubba si affianca Enrico Laghi.

L'arrivo di Ancelor Mittal

Del gennaio 2016, invece, è il bando che invita a candidarsi se interessati ad acquisire l'Ilva. A vincere la gara pubblica è la multinazionale franco indiana Arcelor Mittal che assume onori e oneri di rilanciare l'Ilva.
E così dopo 5 governi e 4 commissari nel 2018 sul finire della legislatura e del governo Gentiloni, Arcelor Mittal prende in mano il timone dell'ex Ilva con l'obiettivo di rilanciare il polo tarantino. Impresa non facile visto le centinaia di morti sulla coscienza della fabbrica e gli anni difficili del commissariamento.
Conditio si equa non per la firma dell'accordo con l'Italia è che Arcelor Mittal possa usufruire di un'immunità penale circa i danni del passato.
Si tratta del cosiddetto scudo penale, provvedimento creato ad hoc per garantire protezione legale sia ai gestori dell’azienda (i commissari), che ai futuri acquirenti relativamente all’attuazione del piano ambientale della fabbrica. Evitare, cioè, che attuando il piano ambientale, normato da un Dpcm di settembre 2017, i commissari o i futuri acquirenti del siderurgico restassero coinvolti in vicissitudini giudiziarie derivanti dal passato.
Del resto quale imprenditore sano di mente si sarebbe accollato un'industria con quella storia senza avere un minimo di tutele?

I pasticci di Di Maio

E qui si arriva (quasi ai giorni nostri). E' il luglio 2018 quando l'allora ministro per lo sviluppo economico Luigi Di Maio chiede di avviare un'indagine circa la legittimità della gara d'assegnazione dell'Ilva a Ancelor Mittal.
Si parla di gara viziata, ma l'Avvocatura dello Stato sottolinea che non esistono gli estremi per annullarla.
Di Maio rilancia e in conferenza stampa, 23 agosto 2018, dichiara: "Se oggi, dopo 2 anni e 8 mesi, esistessero aziende che volessero partecipare alla gara, noi potremmo revocare questa procedura per motivi di opportunità. Oggi non abbiamo aziende che vogliono partecipare, ma se esistesse anche solo una azienda ci sarebbe motivo per revocare la gara”.
All'interno del dl crescita, maggio 2019, si avanza l'ipotesi di eliminare lo scudo penale e di mettere i vertici Ilva, presenti e passati, di fronte alle loro presunte negligenze e responsabilità in termini di vita umana.
Ancelor Mittal molla il colpo: "Non si possono cambiare le carte a partita in corso" dice nel novembre 2019 rimettendo la patata bollente nelle mani del Conte bis.
La verità è che non possiamo permetterci di chiudere l'ILVA e nemmeno di riconvertirla.
L'unica strada da percorrere è quella di trovare un investitore credibile senza fare giochi di "palazzo".

venerdì 12 luglio 2019

TRUMP CRITICA LE CRIPTOVALUTE

Donald Trump scende in campo contro Libra, la criprovaluta proposta da Facebook. «Non sono un fan di bitcoin e altre criptovalute, che non sono soldi e il cui valore è altamente volatile e basato sul nulla» ha scritto il presidente americano in un post su Twitter. «Libra, la ‘moneta virtuale’ di Facebook, avrà poco sostegno ed affidabilità. Se Facebook e altre compagnie vogliono diventare una banca devono ottenere un nuovo documento di autorizzazione bancaria ed essere soggetti a tutte le regole bancarie, come le altre banche, sia nazionali che internazionali» ha detto Trump.
Criptovalute e legalità
Per il presidente americano, «i cripto asset non regolati possono facilitare comportamenti illegali, compreso il commercio di droga ed altre attività illecite. Negli Usa abbiamo solo moneta reale, ed è più forte che mai, sia sicura che affidabile. E’ di gran lunga la moneta più dominante ovunque nel mondo, e sarà sempre così. E’ chiamata dollaro statunitense!».
Social e libertà
«Sto ordinando alla mia amministrazione di esplorare ogni soluzione regolatoria e legislativa per proteggere i diritti alla libertà di espressione di tutti gli americani. Speriamo di vedere più trasparenza, più responsabilità e più libertà» ha scritto in un altro tweet , facendo così seguito alle accuse che lui stesso ha lanciato contro i social che discriminerebbero le voci conservatrici online.

martedì 11 dicembre 2018

Gilet gialli, non solo Francia. La loro potrebbero diventare una protesta mondiale

Ancora una volta è la Francia a offrici la drammatica istantanea del mondo in cui viviamo. La rivoluzione francese è la madre dello Stato nazione moderno, quello democratico e laico, il ’68 francese la miccia che accese la rivolta studentesca e operaia contro il capitalismo post-bellico di stampo americano e i gilet giallipotrebbero diventare il grido di protesta mondiale contro una globalizzazione che ha spaccato intere nazioni, frantumandone la geografia politica, de facto ponendo fine alla struttura socio-economica delle democrazie occidentali post-belliche.
Come la Brexit e l’elezione di Donald Trump, i gilet gialli sono figli del trionfo dell’urbanizzazione occidentale, delle grandi città dove si muovono liberamente le elite mondiali. L’altra faccia della medaglia è la sconfitta delle campagne, della provincia dove un tempo erano ubicate le fabbriche. La geografia più della politica guida il movimento di protesta francese e anche quello della Brexit e del trumpismo. La maggior parte di chi fa parte di questi fenomeni, chi li sostiene e ci crede, è apolitico, non ha fiducia nella vecchia ideologia di destra o di sinistra, non la conosce neppure, e non si fida dei politici tradizionali che vede come i lacchè delle elite dell’urbanizzazione della globalizzazione. 
In effetti Parigi, la città, chi ci vive, l’economia, anche la cultura, hanno più in comune con Londra, New York o San Franciscoche con i paesini del nord est della Francia, dove nel dopoguerra si lavorava in miniera. Ma è anche vero che un filo conduttore di rabbia e protesta unisce gli ex operai delle fabbriche del Wisconsinai contadini francesi e agli ex pescatori di Hull, nelle Midlandsinglesi. Sono loro che hanno votato Trump sulla base di promesse fortemente protezioniste, loro che gridano a Macron “noi esistiamo” e ancora loro che hanno detto no a un’Unione Europeache permette ai pescherecci olandesi di pescare nelle acque territoriali del Regno di sua Maestà.
La globalizzazione ha voluto ridisegnare la geografia dello Stato nazione e così facendo ne ha escluso la base portate, il popolo, la classe media, quella ex operaia, i giovani, chiunque non faccia parte di quell’elite urbana fortunata che si è arricchita negli ultimi 40 anni. Ma la globalizzazione non ha cambiato la struttura politica portante del vecchio Stato nazione. Ed è qui il nocciolo del problema, la cacofonia tra economia globalizzata e politica nazionale. Prova ne è la caduta verticale di Macron, il presidente della speranza eletto dai francesi e oggi definito dai gilet gialli (ma non solo) “il presidente dei ricchi“.In effetti la sua prima riforma fiscale è stata nettamente neoliberista. Nel suo primo budget ha sostituito la tassa sul patrimonio con un prelievo sulla proprietà, convinto che cosi facendo avrebbe incanalato i risparmi nella creazione o nell’espansione delle imprese. Ma non è stato così. I tagli alle tasse per le famiglie sono stati posticipati. E questo è stato un gravissimo errore. La Francia è il Paese più tassato del mondo industrializzato secondo l’Ocse, con un peso fiscale del 46,2% sul prodotto interno lordo. Ed ecco spiegato come ciò che è iniziato appena due mesi fa come una campagna online contro i crescenti costi del carburante si è trasformato in un movimento sociale a livello nazionale contro le tasse elevate, il declino degli standard di vita, un’élite politica egoista e un presidente ritenuto arrogante e fuori dal mondo.