martedì 11 dicembre 2018

Gilet gialli, non solo Francia. La loro potrebbero diventare una protesta mondiale

Ancora una volta è la Francia a offrici la drammatica istantanea del mondo in cui viviamo. La rivoluzione francese è la madre dello Stato nazione moderno, quello democratico e laico, il ’68 francese la miccia che accese la rivolta studentesca e operaia contro il capitalismo post-bellico di stampo americano e i gilet giallipotrebbero diventare il grido di protesta mondiale contro una globalizzazione che ha spaccato intere nazioni, frantumandone la geografia politica, de facto ponendo fine alla struttura socio-economica delle democrazie occidentali post-belliche.
Come la Brexit e l’elezione di Donald Trump, i gilet gialli sono figli del trionfo dell’urbanizzazione occidentale, delle grandi città dove si muovono liberamente le elite mondiali. L’altra faccia della medaglia è la sconfitta delle campagne, della provincia dove un tempo erano ubicate le fabbriche. La geografia più della politica guida il movimento di protesta francese e anche quello della Brexit e del trumpismo. La maggior parte di chi fa parte di questi fenomeni, chi li sostiene e ci crede, è apolitico, non ha fiducia nella vecchia ideologia di destra o di sinistra, non la conosce neppure, e non si fida dei politici tradizionali che vede come i lacchè delle elite dell’urbanizzazione della globalizzazione. 
In effetti Parigi, la città, chi ci vive, l’economia, anche la cultura, hanno più in comune con Londra, New York o San Franciscoche con i paesini del nord est della Francia, dove nel dopoguerra si lavorava in miniera. Ma è anche vero che un filo conduttore di rabbia e protesta unisce gli ex operai delle fabbriche del Wisconsinai contadini francesi e agli ex pescatori di Hull, nelle Midlandsinglesi. Sono loro che hanno votato Trump sulla base di promesse fortemente protezioniste, loro che gridano a Macron “noi esistiamo” e ancora loro che hanno detto no a un’Unione Europeache permette ai pescherecci olandesi di pescare nelle acque territoriali del Regno di sua Maestà.
La globalizzazione ha voluto ridisegnare la geografia dello Stato nazione e così facendo ne ha escluso la base portate, il popolo, la classe media, quella ex operaia, i giovani, chiunque non faccia parte di quell’elite urbana fortunata che si è arricchita negli ultimi 40 anni. Ma la globalizzazione non ha cambiato la struttura politica portante del vecchio Stato nazione. Ed è qui il nocciolo del problema, la cacofonia tra economia globalizzata e politica nazionale. Prova ne è la caduta verticale di Macron, il presidente della speranza eletto dai francesi e oggi definito dai gilet gialli (ma non solo) “il presidente dei ricchi“.In effetti la sua prima riforma fiscale è stata nettamente neoliberista. Nel suo primo budget ha sostituito la tassa sul patrimonio con un prelievo sulla proprietà, convinto che cosi facendo avrebbe incanalato i risparmi nella creazione o nell’espansione delle imprese. Ma non è stato così. I tagli alle tasse per le famiglie sono stati posticipati. E questo è stato un gravissimo errore. La Francia è il Paese più tassato del mondo industrializzato secondo l’Ocse, con un peso fiscale del 46,2% sul prodotto interno lordo. Ed ecco spiegato come ciò che è iniziato appena due mesi fa come una campagna online contro i crescenti costi del carburante si è trasformato in un movimento sociale a livello nazionale contro le tasse elevate, il declino degli standard di vita, un’élite politica egoista e un presidente ritenuto arrogante e fuori dal mondo.

Pace fiscale: come funziona la nuova rottamazione cartelle 2019

L’avvio della nuova rottamazione è partito con la pubblicazione dei moduli di domanda da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. La scadenza per aderire alla definizione agevolata è fissata al 30 aprile 2019.
A spiegare come funziona la rottamazione ter è il testo del decreto fiscale 2019 approvato dal Governo, corredato dalle modifiche e novità previste dagli emendamenti.
Sono ammesse alla pace fiscale le cartelle affidate tra il 2000 e il 31 dicembre 2017.
La rottamazione-ter consentirà ai contribuenti di pagare i debiti fiscali relativi a cartelle affidate tra il 2000 e il 31 dicembre 2017 in diciotto rate spalmate in cinque anni. Saranno due le scadenze da ricordare nell’anno 2019, quattro a partire dal 2020 e gli interessi dovuti sulla rateizzazione saranno ridotti dal 4,5% al 2% annuo.
Il Governo punta a dare più appeal alla nuova definizione agevolata delle cartelle giocando sul maggior tempo concesso per il pagamento e sulla riduzione degli interessi dovuti sul piano di rateazione. È questa la chiave con la quale si stima un gettito pari a 11.100 milioni di euro.
Proprio per evitare minori incassi, non decadrà dalla definizione agevolata chi pagherà in ritardo entro un massimo di cinque giorni dalla data di scadenza della rata.
A chi si chiede come funziona la nuova rottamazione delle cartelle è bene chiarire da subito che si tratta di una procedura ben diversa dall’impostazione iniziale di pace fiscale. Secondo quanto previsto dal decreto fiscale 2019 il debito dovrà essere pagato in modalità integrale e lo sconto riguarderà soltanto sanzioni e interessi.
Di seguito tutti i dettagli e le novità sulla nuova rottamazione delle cartelle 2019, ammessi, esclusi e quali sono le scadenze per fare domanda e per pagare le rate.

Rottamazione cartelle 2019: ecco come funziona la pace fiscale

La nuova rottamazione delle cartelle prevista dal decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019 sarà molto simile alle precedenti definizioni agevolate e consentirà ai contribuenti di pagare l’importo del debito al netto delle sanzioni e degli interessi dovuti.
Non si tratta della pace fiscale così come originariamente prevista dal Contratto di Governo, che prevedeva il pagamento ridotto delle imposte dovute, calcolate in percentuale (dal 6% al 25%) in base alla propria situazione reddituale.
Chi aderirà alla rottamazione dovrà pagare la somma capitale e gli interessi iscritti a ruolo (nonché l’aggio, i diritti di notifica della cartella di pagamento e delle spese esecutive eventualmente maturate), senza versare le sanzioni incluse negli stessi carichi, gli interessi di mora e le cosiddette “sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale.Le cartelle ammesse alla rottamazione ter, parte del più ampio progetto di pace fiscale ancora in corso di definizione, saranno quelle affidate ad Equitalia e all’Agenzia Entrate Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2017. È questo il perimetro dei soggetti che potranno fare domanda di adesione entro il 30 aprile 2019.
Chi presenterà domanda di adesione alla rottamazione ter delle cartelle potrà scegliere di pagare in un’unica soluzione ovvero in un massimo di diciotto rate spalmate su cinque anni.
Saranno quindi due le scadenze da ricordare nel corso del 2019, il 31 luglio e il 30 novembre, mentre a partire dal 2020 le scadenze saranno quattro.
Così come previsto dall’emendamento al Decreto Fiscale 2019 approvato in Commissione Finanze al Senato, le scadenze delle rate saranno le seguenti:
  • 28 febbraio;
  • 31 maggio;
  • 31 luglio;
  • 30 novembre.
Ulteriore novità riguarda i ritardi nel pagamento: se per le prime due edizioni della rottamazione si decadeva anche in caso di pagamento entro un giorno dalla scadenza, la terza definizione agevolata delle cartelle tollera i lievi ritardi.
Si avranno a disposizione cinque giorni per mettersi in regola e continuare a beneficiare dei vantaggi della rottamazione ter.
Per quanto riguarda la fase di presentazione delle istanze, attualmente l’avvio della rottamazione è fissato al 30 aprile 2019, termine ultimo entro cui fare domanda utilizzando i moduli pubblicati dall’Agenzia delle Entrate Riscossione.